Ogni avventura comincia con un si, anche quella di due fratelli del Sud e della loro giovane impresa agroalimentare.
Quando Marco inizia a fantasticare sull’idea di un’azienda a conduzione familiare si trova a Milano, lontano dagli ettari di terra coltivati da nonno Gino prima e da papà Vincenzo poi.
Il suo lavoro, nel settore pubblicitario, gli piace così come la vita e l’atmosfera nella metropoli lombarda, ma alla felicità manca qualcosa.
Usare la testa o seguire il cuore?
“Prima di tutto i sentimenti” si è detto guardandosi allo specchio. E ricordando le chiome degli alberi che appartengono da tre generazioni alla sua famiglia: file di ulivi nel nord della Puglia.
Quei frutti attendevano di essere coltivati in maniera nuova, probabilmente più efficiente così come l’evoluzione del mercato vuole.
Luca, suo fratello minore, agronomo, gli risponde con un netto “si”.
Allora all’esperienza e alla tradizione storica i Fratelli Fratta abbinano tecnica e innovazione, per portare i prodotti della loro terra in giro per il mondo.
Era il 2017. L’avventura era appena cominciata.
Oggi, a distanza di pochi anni ma dopo tanto sudore versato nei campi e coraggio impegnato sulle carte, quel viaggio ha già il sapore della vittoria: gli olivi rigogliosi, i buyers sparsi in tutti il mondo (dagli States alla Corea) e tre linee di olio extra vergine di oliva sono un promemoria a quel patto ‘firmato’ 5 anni fa.
Oggi, Luca e Marco sono più consapevoli, più maturi e certamente sempre più innamorati della loro terra d’origine.
Oggi i due giovani olivicoltori sponsorizzano un brand – Fratelli Fratta – che racconta di una storia dalle radici profonde ma parla la lingua del futuro.
Non era previsto il Covid (e i DPCM, i lockdown…) a rallentare la realizzazione di un progetto: l’export ha bisogno di cure e attenzioni. “Non nego che tutto questo ha ritardato una serie di attività già in programma, ma devo pensare a questo momento come un’opportunità”. Filosofico e razionale il più grande dei fratelli Fratta.
Marco è convinto che questa ‘interruzione’ possa servire a ragionare su altre strade, magari a prossime avventure da intraprendere sempre al fianco di Luca – (“remiamo dalla stessa parte” cit.) – ognuno con i propri compiti.
“In medio stat virtus”(lat. «la virtù sta nel mezzo»): l’equilibrio aziendale è un’operazione delicata, quasi un atto d’amore. E’ questa la soddisfazione più grande per entrambi, sapere di poter contare l’uno sulle spalle dell’altro: “c’è rispetto reciproco”. In casa e in campagna.
Valori profondi che saranno certamente insegnati ai loro figli: Luca è diventato genitore di Vincenzo lo scorso 6 dicembre. Marco di Edoardo solo 10 giorni più tardi.

Un’azienda giovane ma d’esperienza come la vostra è stata costretta a ridisegnare la propria attività data la contingenza del momento che stiamo vivendo. Che cosa è cambiato in quest’anno?
Marco: “La crisi è forte. Tanti clienti, specialmente nel settore della ristorazione, stanno attraversando momenti a dir poco drammatici. Nei prossimi mesi sarà in gioco la sopravvivenza di molte aziende del comparto Ho.Re.Ca. (Hotellerie-Restaurant-Catering). Noi del settore agricolo abbiamo retto meglio di altri lo tsunami della pandemia. Per quanto riguarda la nostra azienda è cambiato l’approccio commerciale. Con i ristoranti (che rappresentano una buona fetta del nostro mercato) chiusi o costretti a lavorare al 20- 30% delle loro capacità abbiamo potenziato e stiamo tuttora incrementando la distribuzione verso tre obiettivi: botteghe e nei negozi specializzati, online ed estero. Per quanto riguarda l’online stiamo potenziando la nostra presenza in portali specializzati e a brevissimo inaugureremo un nuovissimo e-commerce. Per ciò che riguarda l’estero, oltre a quelli con cui abbiamo iniziato l’anno scorso (Stati Uniti, Canada) e Giappone stiamo iniziando a lavorare con nuovi Paesi (Corea del Sud e Russia) atteso che questa pandemia ha rallentato la distribuzione in alcuni paesi creando al tempo stesso nuove opportunità in altri. Ci teniamo a ringraziare i nostri distributori e collaboratori sia in Italia sia all’estero per il prezioso lavoro che fanno in questo momento non facile”.
È cresciuto negli ultimi cinque anni il numero di imprese agricole gestite da Under 35. Nonostante il covid, è proprio il 2020 a fa registrare un vero e proprio boom di aziende confermando l’interesse sempre più evidente per il settore. Cosa attira? E quale opportunità professionali ed economiche ci sono per i giovani?
Marco: “Partiamo dal presupposto che l’attività agricola nello specifico è molto complicata. La parte bucolica e idealizzata della “campagna” che molto spesso vediamo in tv e sui social, non corrisponde sempre al vero, anzi. Problemi atavici affliggono il nostro settore: globalizzazione, cambiamenti climatici che si fanno sempre più pressanti, mancanza di infrastrutture fondamentali, furti di mezzi agricoli, competizione con mercati con regole molto meno stringenti del nostro. Fortunatamente però ci sono delle note positive. Ultimamente molti giovani stanno tornando alla terra perché le opportunità del settore agroalimentare si sono moltiplicate, specialmente grazie alle nuove tecnologie, al web e ai social. Prima l’agricoltura e il cibo venivano associati alla sussistenza, adesso attività sportiva e cibo sano rappresentano il sinonimo di benessere. Nell’immaginario collettivo il food made in Italy è il migliore al mondo. E posso garantirvi che è davvero così, in quanto i controlli che sui prodotti italiani sono i più severi al mondo, e gli standard qualitativi sono elevatissimi. Ritengo che queste nuove opportunità siano per la nostra terra un grande volano di sviluppo che, se sfruttato bene, possa far crescere notevolmente l’economia della Capitanata, a patto che istituzioni, associazioni di categoria ed imprese agricole remino tutte dalla stessa parte. Penso che ad oggi il nostro territorio sfrutti appena il 30% del suo potenziale, sia nel settore agroalimentare che in quello turistico. Siamo bravissimi nella produzione e nel fare qualità, ma siamo ancora troppo poco bravi a raccontare i nostri prodotti e il nostro territorio, a fare sistema e a fare marketing rispetto ad altre regioni italiane (penso alla Toscana o al Veneto) i cui prodotti non sono superiori ai nostri. Vengono solo percepiti come tali grazie al lavoro di comunicazione che queste regioni hanno iniziato molti anni prima di noi. Ma il gap pian piano si sta riducendo”.
Cosa ha portato di buono il 2020 per due giovani imprenditori agricoli come voi?
Marco: “Il 2020 a livello aziendale ha portato nuove opportunità nonostante la gravissima situazione sanitaria, economica e sociale che il Paese sta vivendo. Nel nostro settore si è sempre ragionato in un’ottica di brevissimo periodo, guardando agli investimenti anno per anno. Bisogna invece cambiare la prospettiva, mirando ad un orizzonte temporale più ampio, così come avviene nella maggior parte degli altri settori. Un approccio di medio-lungo periodo non ti garantisce risultati immediati ma ti fa crescere pian piano, facendoti acquisire un forte vantaggio competitivo nel tempo”.
In che modo avete reinterpretato la tradizione della vostra famiglia?
Luca: “L’azienda Fratelli Fratta nasce nel 2017 come costola della nostra storica azienda fondata tanti anni fa da nostro nonno materno Gino. Erano quelli anni in cui l’agricoltura della Capitanata era prevalentemente votata alla coltivazione cerealicola. Con l’avvento della seconda generazione, quindi con nostro padre Vincenzo, l’azienda cambia radicalmente volto grazie all’adozione di nuove tecnologie, nuovi processi produttivi e diversificazione nelle produzioni. Qualche anno fa noi due, Marco e Luca, fondiamo una nuova azienda, la Fratelli Fratta, scorporando una parte di quella originaria, alla quale si affianca, con nuove produzioni, la conversione in biologico e la creazione del marchio che ci contraddistingue sul mercato. Le due aziende operano parallelamente, con molti fattori produttivi e molta della gestione in comune”.
Entrambi siete diventati genitori da poco, vorreste trasmettere la passione per l’agricoltura ai vostri figli?
Luca: “Il 2020 per entrambi non potrà che essere ricordato felicemente, nonostante la pandemia e le sue conseguenze. Entrambi siamo diventati padri per la prima volta a dicembre, con la nascita di Vincenzo ed Edoardo a distanza di appena dieci giorni. Sicuramente speriamo che possano rappresentare la quarta generazione in azienda; anche se ora è presto, appena possibile cercheremo di trasmettere loro l’amore e la passione per questo mondo, esattamente come nostro padre fece a suo tempo con noi. Così come lui, lasceremo i nostri figli liberi di fare le loro scelte e di seguire le loro strade, cercando di assecondare ed accompagnare le loro inclinazioni e i loro talenti”.
