Di lei si può dire che è stata (quasi) partorita in sala prove. In una delle quattro della Tersicore Danza di Foggia.
Giada Ordine, classe 1980, è nata sotto il segno del Sagittario (di qui la sua fortissima volontà di conquista, come suggerisce lo Zodiaco) e sotto una buona stella.
Il suo destino era già segnato e a scriverlo ci avevano pensato prima sua nonna Anna e poi mamma Paola.
Se hai la fortuna di nascere in una famiglia in cui il talento si trasmette come un carattere ereditario allora è fatta.
Su quel talento lei ha investito tutta la vita e ha concentrato le sue forze.
E allora ‘ballerina si nasce o si diventa?’ Un dilemma che non ha risposte: la verità è appesa a un delicato equilibrio tra tecnica e espressività. Tra impegno e passione.
La protagonista di questa settimana di ‘Confidenze’ ha, negli anni, sempre lavorato duramente sul suo corpo, ha saputo misurare la sua sensibilità, è stata capace di osservare rigide regole, è riuscita a superare i suoi limiti e ha già, persino, raggiunto la sua soddisfazione più grande.
Certo, lo ha fatto dopo il diploma di laurea all’Accademia nazionale di danza di Roma, dopo l’esperienza al Teatro Centrale della capitale e dopo una lunga serie di collaborazioni.
“Partecipare come ballerina al world tour 2016 di Laura Pausini (presso l’Arena delle Vittorie di Bari, ndr) è stata un’esperienza incredibile”, a Giada tornano in mente quei momenti e si riappropria nuovamente di quella stessa carica di energia che la cantautrice romagnola riuscì a trasmettere a tutta la sua crew.
Questa è di sicuro una bella ‘voce’ nel suo curriculum, dove si leggono anche partecipazioni a stagioni teatrali, sodalizi artistici e un’intensa attività coreografica.
Oggi, però, la coreografa ha concentrato le sue energie sulla scuola di danza di famiglia: oltre 200 mq di spazio dedicato a aspiranti ballerine e ballerini.
Affiancata dalla mamma e dalla zia Loredana (entrambe insegnanti) Giada coordina corsi, workshop e stage. Dalla classica (imprescindibile base di studio) al contemporaneo, passando dal moderno: le lezioni abbracciano stili e filosofie.
“Imparare a camminare ti rende libero. Imparare a danzare ti dà la libertà più grande di tutte: esprimere con tutto il tuo essere la persona che sei”.Quello di Melissa Hayden è un pensiero che Giada condivide con tutta la scuola: anche oggi che l’attività didattica è sospesa dall’ultimo Dpcm per le procedure di contenimento del Covid. Semplicemente lo fa collegandosi dal salotto di casa: qualche incontro su Zoom o un video su Tiktok, quanto basta per mantenere vivo l’entusiasmo, il suo e quello delle sue ballerine.
Se è vero che il virus ha obbligato anche l’arte e lo spettacolo a uno stop improvviso svuotando le mensole dai costumi di scena e spogliando le aule e i corridoi delle scuole di tutta Italia, è altrettanto vero che questa incertezza spinge le insegnanti a interrogarsi su come e quando arriverà la sospirata riapertura.
Giada ‘teme’ per le sue alunne: “non si tratta solo di un discorso sterile e tecnico, che riguarda l’allenamento. Mi riferisco alla loro sensibilità”.
E’ all’allieva più giovane – che ha appena 3 anni – ma anche a quella più ‘anziana’, che di anni ne ha 39, che la danzatrice rivolge quotidianamente il suo pensiero. E nel mentre trova anche il momento per allenarsi e giocare con i suoi figli: è mamma di due gemelli, Fabrizio e Alessandro che insieme a suo marito Raffaele sono il suo pubblico preferito. Loro hanno dimostrato di essere dei fan ‘professionisti’ soprattutto durante il lockdown, quando Giada ha scoperto il suo lato di ballerina-influencer registrando in casa, tra il salotto e la camera da letto, dei mini video (dagli effetti divertenti) con una delle più note app.
Svago? Certamente. Ma anche un modo per mantenere quel filo diretto con le sue ragazze: “Non posso negare di nutrire un affetto quasi materno per tutte loro”, confida.
Sarà questo il segreto del successo che, tradotto in numeri, fa venire voglia di indossare le scarpette e ‘scatenarsi’ in pista: in 43 anni di attività sono passati per il primo piano di via Galanti circa 5600 tra allieve e allievi e sono stati eseguiti 260 spettacoli.
Una scuola che ha carattere da vendere e che non si fermerà neanche davanti al Covid.

Lo spettacolo è una delle ‘vittime’ del Covid. Un settore che ha risentito più di altri del lockdown. La tua scuola di danza come è sopravvissuta a questo stop?
“Noi abbiamo chiuso definitivamente a ottobre, dopo delle brevissime riaperture a maggio e a settembre. E’ quasi un anno che la scuola ha ‘abbassato la serranda’. Abbiamo avuto dei ristori, ma è qualcosa di irrisorio per il danno che provocato dalla chiusura della nostra attività. E’ un momento difficile per noi insegnanti ma naturalmente anche per le allieve che ogni giorno ci dimostrano affetto e vicinanza riempiendoci di messaggi di solidarietà. Alcune di loro hanno voglia di ballare e divertirsi, altre purtroppo, persino sovraccaricate dalla DAD, si sono isolate e chiuse in casa. Ecco perché per noi è importante ritrovare il feeling e il contatto con le allieve: la scuola, che ha una forte credibilità grazie all’impegno della mia famiglia che negli anni ha costruito tutto questo, ‘sopravvive’ perché sente il supporto di tutti e tutte. Io sono ottimista”.
La danza è una disciplina che si basa sull’esercizio quotidiano. In che modo le alunne e gli alunni hanno potuto mantenere il proprio livello di competenze raggiunto negli anni di scuola?
“Durante il primo lockdown abbiamo tenuto dei corsi online. Ma questa è una metodologia complicata e priva di sensazioni. C’è bisogno di atmosfera, di empatia e questo una schermata non può trasmetterlo. Ecco perché credo che, in sintesi, sia un anno didattico perso”.
La danza non è solamente disciplina, ma anche gratificazione che si raggiunge sul palcoscenico con il saggio, o il balletto di fine anno. Hai già pensato a una coreografia che celebri questo ritorno in scena?
“Io ho avuto il mio periodo buio, durante il quale non ho avvertito alcuna positività, avevo perso ogni tipo di input, o slancio emotivo. Ma per fortuna ora sento una forte percezione: e tutto questo mi sta dando delle forte ispirazioni e adesso le elaborerò anche insieme alle mie colleghe. E sarà certamente qualcosa di gioioso che parli di vita, di rinascita”.
Secondo te le ragazze e i ragazzi che praticano danza possiedono, rispetto ad altri, gli strumenti necessari a colmare il vuoto della solitudine, che ha afflitto – in questo momento storico – le nuove generazioni?
“Certamente la danza è un veicolo di espressività, tira fuori le nostre angosce. Esattamente come accade per tutte le forme di arte. Quindi credo che la danza sia un linguaggio importantissimo per la crescita dei ragazzi, aiutandoli ad avere più autostima, più controllo di sè e del proprio corpo”.
