SARA PACELLA - 1Foto in alto blog

Da Manhattan a Monte Sant’Angelo, nuovo epicentro del cine turismo in Puglia.

Approcciare Abel Ferrara a Monte Sant’Angelo è stato come potenziare il sistema d’ancoraggio che mi tiene legata al territorio dove sono nata e cresciuta e che, ultimamente, sentivo vacillare, complice un’atmosfera dalle tinte noir che, come la nebbia al nord, cerca di radicarsi sopra le nostre teste.
Si, c’era bisogno di una iniezione di autostima (e la quinta stagione di una rassegna cinematografica che viene alimentata con passione e tenacia da un team esperto e innamorato di questa macchia garganica) per capire che sia il circuito di tradizioni locali, tra simboli, riti, credenze religiose e abitudini a tavola, sia il patrimonio artistico e culturale, che vanta architetture contemplative e scorci inediti, sono ancora capaci di stupire e affascinare e, persino, solleticare la curiosità di un regista americano con circa 40 pellicole (e almeno il doppio di set e location) nel suo prestigioso palmares.
Ma allora, com’è stato stare qui, sul Gargano? “Fantastico, stupendo. Uno dei momenti più felici della mia vita”.
Guardo Abel Ferrara incredula, ‘sedotta’ da quelle parole. L’impatto fisico con il settantunenne cineasta è come un colpo di fulmine: è l’intenzione a esprimersi in italiano, in uno slang tutto statunitense, a incantarmi. E me lo spiego così: lui usa la mia lingua per dare forza a quel suo entusiasmo verso la figura che ha ispirato il suo ultimo lavoro, una personalità così complessa e amata, soprattutto qui, da generazioni di fedeli.
Non solo, tra le righe leggo quella intenzione di riconsegnare al mondo la dignità e l’autentica bellezza di questa parte di globo. E in questo la macchina da presa è stata un’alleata strategica.

Foto Festival
Le immagini della 5^ ed. di Monde: il regista Abel Ferrara durante la serata di proiezione del suo film ‘Padre Pio’. Ph. Marco Di Gioia.

Casa, come accoglienza, protezione e profonda appartenenza

Dal primo scambio di battute con il filmmaker americano – che ha diretto nel corso della sua carriera attori come Willem Dafoe, Ethan Hawke, Harvey Keitel, Juliette Binoche, Benicio del Toro solo per citarne alcuni – percepisco un ritrovato senso di appartenenza, legato a una sensazione di conforto e piacere nel vedere un sorriso disteso e un’espressione fiera sul volto dell’attesissimo ospite della nuova edizione di Monde, la Festa del Cinema dei cammini.
La kermesse, sotto la direzione artistica di Luciano Toriello, ha (ri)portato a ‘casa’ Abel Ferrara e il lungometraggio ‘Padre Pio’, un racconto sulla figura carismatica del frate cappuccino, interpretato dalla star hollywoodiana Shia LaBeouf, girato proprio nella città dell’Arcangelo.
E’ questo bianco presepe di abitazioni addossate le une alle altre – la faccia più autentica di questa parte di Puglia, fatta di storia antica e di folklore, di leggende, di ambienti spartani ma emblematici, di usanze semplici ma profonde – ad aver attratto Abel Ferrara e il suo staff.

Nel cuore di Junno

Per mettersi sulle tracce della figura religiosa di San Giovanni Rotondo, spinto anche da un desiderio di calore familiare – Ferrara ha radici meridionali, di Sarno – e di valori come la vicinanza affettiva e la salvaguardia delle relazioni, il regista newyorkese ha scelto Rione Junno, il quartiere più simbolico di Monte Sant’Angelo. Qui è tangibile il forte senso di comunità, il bisogno di solidarietà e la propensione alla partecipazione.
E qui Abel Ferrara è ritornato per presentare alla città che lo ha accolto quasi come una divinità il suo personale ritratto del Santo con le stimmate: non c’erano poltroncine vuote nell’Auditorium Peppino Principe che ha ospitato per quattro giorni il pubblico di Monde. “Grazie, grazie” è il suo primo saluto alla platea: Abel Ferrara fa spostare il divanetto dal palco, preferisce una conversazione informale, con il supporto di una interprete. “Alcuni di loro sono comparse del film”, mi spiega il direttore artistico Luciano Toriello prima di accomodarci in sala. L’atmosfera è calda, febbricitante. Ferrara riprende la scena con il suo smartphone, sembra essere sorpreso da tanto calore. Anch’io. Erano anni che non assistevo a un overbooking del genere: sarà solo la curiosità di conoscere da vicino una star del cinema internazionale, o la trasposizione cinematografica della vita di Padre Pio da Pietrelcina, o magari entrambe?
Mi guardo attorno e mi nutro di quel clamore, partecipando con soddisfazione e orgoglio al successo di questa nuova edizione del Festival.

Foto varie del Festival
Le immagini della 5^ ed. di Monde. Ph. Marco Di Gioia.

Il Festival in pillole

Monde 2022 si sintetizza così: 96 ore di lavoro, tra mostre, interviste, matinee, talk, proiezioni, workshop (la Settimana dell’Educazione ha visto un’ampia partecipazione degli studenti), red carpet insoliti (il team ha allestito un tappeto rosso sulla scalinata di via Gambadoro fino a piazza Galganis, epicentro del Festival) e escursioni. Già, le passeggiate nella Foresta Umbra sono parte integrante della programmazione della Festa del Cinema sui Cammini, l’unico festival che unisce l’esperienza del territorio al suo racconto cinematografico.
L’ho preso in parola: non ho resistito al richiamo dei vicoli, degli archi, dei balconcini in ferro battuto, delle botteghe alimentari e delle bancarelle, al profumo delle castagne arrostite per strada e alle insegne delle osterie con affaccio sui terrazzamenti. Il Santuario di San Michele, la Grotta dell’Arcangelo, il profilo del Castello, come sospeso tra cielo e terra, gli spazi stretti, i tornanti che attraversano la macchia mediterranea, la vista sul golfo di Manfredonia, l’artigianato artistico e gli articoli religiosi, infine il patrimonio gastronomico.
La domanda che pongo a Luciano Toriello, regista e produttore cinematografico lucerino, mente creativa di questa avventura che ha inaugurato nel 2018, vuole indagare sul legame che si è creato tra la squadra di lavoro e la comunità. Tra il Festival e Monte è nato un feeling: com’è stato l’impatto del tuo lavoro con questo borgo?
“Sono stati l’impegno e il sacrificio di chi lavora a questo progetto a fortificare negli anni il rapporto tra Monde e Monte. Ho visto la comunità stringersi sempre più attorno al festival, quest’anno, ogni serata ha visto la partecipazione attiva di qualche associazione locale”.

Foto Festival
Le immagini della 5^ ed. di Monde: a sinistra, Luciano Toriello, direttore artistico del Festa del Cinema dei Cammini. Ph. Marco Di Gioia.

Un prezioso supporto allo spettacolo: le proposte che hanno arricchito il programma sono stati cammini naturalistici, tour guidati in bike, mostre fotografiche, degustazioni, mercatini di artigianato locale. Tutto sotto la ‘benedizione’ della penna-logo della kermesse cinematografica.
Come sei riuscito a riportare Abel Ferrara a Monte Sant’Angelo? “Ce lo siamo andati a prendere a Venezia, all’uscita dalla sala. Durante un party post proiezione abbiamo strappata la promessa al produttore di portarlo qui, prima della proiezione nelle sale cinematografiche. E sono stati di parola e molto gentili”.
Toriello è, invece, tornato qui per la quinta volta. Perché venire a Monte Sant’Angelo? “Per godersi la meraviglia, c’è un senso di arcaico nell’architettura, tanti registi scelgono di venire a girare qui perché è rimasto tutto come una volta nella struttura urbanistica. Con un’evoluzione culturale importante grazie ai progetti che ci vedono impegnati anche nella candidatura a Capitale Mondiale della Cultura”. Faccio un recap delle ultime pellicole che hanno scelto questa cornice come set: le fiction Rai ‘La Sposa’, (con Serena Rossi) e ‘Baciato dal sole’ e le pellicole ‘Non c’è più religione’ (con Claudio Bisio e Alessandro Gassman), ‘I cavalieri che fecero l’Impresa’ di Pupi Avati e ‘Amici come noi’ (del duo comico foggiano Pio e Amedeo).
Un luogo a cui sei affezionato? “Rione Junno. Sogno di acquistare una casa qui, di vivere qui”.

Sognare è il motore della vita.

Foto Festival
Le immagini della 5^ ed. di Monde: lo staff della kermesse cinematografica. Ph. Marco Di Gioia.

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