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I gioielli di Giovanni Raspini accendono Trani

Si dice che in viaggio la cosa migliore sia perdersi.
Très bien, ma ciò prevede (comunque) una partenza. E cosa succederebbe se fosse, invece, semplicemente, un gioiello a trasportarci altrove?
La risposta io l’ho trovata a Trani, grazie a Giovanni Raspini e un progetto artistico che intreccia creatività, avventura, bellezza. E, per giunta, incastonato ad hoc in una location dove il tempo sembra essersi fermato.
L’elegante orafo e moderno traveller di Arezzo ha portato in Puglia la sua mostra ‘Il giro del mondo in ottanta gioielli’: un itinerario espositivo a tappe (dopo Milano e Roma) per celebrare i cinque continenti e, quindi, le sconfinate meraviglie che popolano il nostro globo, tra elementi naturali e tesori architettonici.
Immagina, perciò, di varcare i confini e creare connessioni con posti che pensavi irraggiungibili per la loro distanza: lo abbiamo fatto, certo, già con la scrittura – si cresce, d’altronde, con l’input di leggere per conoscere il mondo – poi il cinema, l’arte e la fotografia.
Ma ci ha pensato Raspini, passione da artista e dedizione da artigiano, a capo di un marchio che seduce la clientela, la stampa, gli influencer, le star, a renderlo possibile anche con l’oreficeria.
80 manufatti unici e irripetibili (Franco Cardini, nella sua prefazione del catalogo della mostra li chiama “80 Miracoli”) raccolti in trenta divine parure, tra collane, orecchini, anelli e bracciali, che replicano in maniera impeccabile le culture di Europa, Africa, Asia, Americhe e Oceania-Antartide.

Il viaggio concettuale che fa tappa in Puglia

Dopo le volte affrescate di Palazzo Visconti, nella capitale italiana della moda, e dopo gli ambienti barocchi di Palazzo Colonna nella città della Dolce vita, è il turno della Puglia.
Perché? “E’ infinita la possibilità creativa che hanno i luoghi”, risponde Giovanni Raspini, a due passi dall’oggetto-gioiello più iconico della sua mostra, una mongolfiera in bronzo realizzata insieme agli scultori Lucio Minigrilli ed Erika Corsi, quasi a sfiorare il cielo.

Foto mongolfiera
Il gioiello-mongolfiera.

Lo stilista conosce Trani da lunghissimo tempo, “E’ – dice mentre si guarda attorno con soddisfazione – un posto di grandissimo fascino e di grande valore”.
Gli da ragione il fatto che la nostra regione sembra ultimamente più corteggiata che mai e la troviamo sempre più spesso inserita nelle ‘agende’ internazionali. Sappiamo che quella di Raspini non ha mai esitato quando, in tempo di sopralluoghi, l’occhio dello stilista di gioielli cadde sul Monastero di Santa Maria di Colonna. Era estate e c’era tutto il tempo per allestire una delle più affascinanti mostre del XXI secolo.
Ad accrescere l’attesa e l’entusiasmo, il fatto che l’edificio – terzo capitolo della mostra dell’orafo toscano – sia stato riaperto dopo circa dodici anni e ristrutturato per l’occasione, suscitando una ulteriore curiosità tra i pugliesi.
Da un lato la rivalutazione della struttura monastica di stile romanico, dall’altro una ‘parata’ raffinata di metalli e gemme preziose.

Immagini Mostra
In alto, da sinistra: collana Italia, orecchini e anello Thailandia, collana Los Angeles, collana Messico, bracciale Canada, collana Giappone. Immagini dalla pagina Instagram di Giovanni Raspini.

“Ho grande gratitudine per questo luogo così affascinante che mi ospita”.

Si è scelto, quindi, un angolo di quiete come il sobrio chiostro che si affaccia sul giardino del monastero per accogliere un vorticoso giro del mondo in 80 gioielli (chiaramente ispirato al capolavoro letterario di Jules Verne).
Il designer aretino, con un passato da architetto, ha regalato a Trani una notte (anzi sette, dal 24 al 30 settembre) di viaggi concettuali, di metafore e di simboli, di sogni e di costumi, di palazzi sfarzosi e di animali esotici, di fiori orientali e di fondali marini.
La passeggiata tranese tra i gioielli toscani – in silenzio quasi religioso – è stata allestita come una affascinante scoperta che seduce l’occhio erudito e quello meno esperto e si affronta con lo stupore sul viso, il sorriso sulle labbra e un brivido sulla schiena.
Non so dire come siano state le esperienze precedenti, ma sono certa che non ci sia posto più rassicurante al mondo di un’oasi di pace come il Monastero tranese per accogliere e cogliere la forza impetuosa di queste collezioni solo apparentemente esuberanti. L’intimo passaggio tra le colonne del porticato e la veduta panoramica sull’Adriatico al piano superiore sono stati uno spettacolo di grande suggestione che ha rapito prima Giovanni Raspini, poi la stessa Trani. La città si è rimboccata le maniche per regalare alla Puglia un appuntamento limited edition con la bellezza autentica.

Foto mostra Trani
In alto da sinistra: la location, il chiostro del Monastero Colonna, un dettaglio della collana Brasile, anello Sri Lanka, un momento della mostra, gli orecchini Sri Lanka, il bracciale Barcellona. Al centro l’orafo aretino Giovanni Raspini accanto a un gioielliere pugliese durante l’inaugurazione della mostra a Trani.

Gioielli come tappe di un viaggio

Un chiaroscuro di argento e pietre colorate per raccontare, ad esempio, i monumenti che incorniciano le più belle piazze italiane, la Collana Italia, o l’imponenza del Bracciale Barcellona in bronzobianco con i dettagli di Casa Batlò di Gaudì.
Le parure Giappone e Polinesia sono talmente evocative quasi da percepire l’odore dei fiori di ciliegio o i profumi del mare: la prima è ricca di simmetrie e di delicatezza in argento brunito, madreperle intagliate, corallo rosa, la seconda di zirconi, perle e acquamarina attorno alle forme in argento.
“Il gioiello è un ornamento del corpo”, Raspini lo dice mentre passiamo in rassegna gli 80 pezzi e io gli chiedo: dallo skyline di Manhattan (è il collier ispirato al noto quartiere di New York) alle iguane che passeggiano sulla mongolfiera quale di questi gioielli Lei vedrebbe bene addosso alle donne pugliesi? “Interessante, vorrei fare un contrasto assoluto: dico Antartide, il cristallo di rocca (a rappresentare le creste di ghiaccio, ndr), popolato di piccoli pinguini in argento smaltato di nero, in mezzo a questo posto così assolato, così ricco, di piante da clima mediterraneo”.

 

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Torno davanti alla teca di vetro che custodisce la collana Antartide e mi fermo ad ammirarla (ancora una volta). Forse Raspini ha ragione, o forse no: io le vedrei bene tutte quante.

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