Da piccola, in casa, ne circolava una copia elegante, dalla copertina rigida e il titolo inciso in oro, oggi diremmo ‘un oggetto vintage’. Ne ero affascinata, perché mia madre, quando era appena una adolescente, era particolarmente affezionata a questo libro. In realtà, lo era di tutte le sue preziose letture: si era costruita, in casa, una libreria curata e ricercata, a tal punto che la sua stanza sembrava più una biblioteca in miniatura che una camera da letto. Se ne vantava con moderato orgoglio: non era una gara sportiva tra coetanee, semplicemente un rifugio emotivo nelle preziose pagine di quelle scrittrici che hanno segnato un’epoca letteraria. Si, ogni pezzo di quella raccolta di volumi contribuiva alla sua crescita personale e, oggi, quella collezione materna è diventata la mia eredità culturale.
Incredibile a dirsi, ma ho ritrovato lo stesso sentimentale fil rouge nella storia di una persona la cui carriera mi ha folgorato. E che, guarda caso, è pugliese come me.
Le radici: l’infanzia a Foggia e l’eredità materna
Foggiano di nascita, salentino d’adozione, da trent’anni vive a Londra, Gianluca Longo è giornalista di costume, con una attitudine particolare per la moda, l’interior design e i viaggi. Ma lo Style Editor di British Vogue e founder di Cabana Magazine, una sorta di bibbia delle arti decorative (di cui la sottoscritta va matta) preferisce la definizione di ‘tastemaker’, che rende solo in inglese. Tradotto in italiano sarebbe qualcosa del genere: ‘professionista che aiuta con il gusto’. Ma lui me lo spiega, al telefono, così: “Assorbo tutta la bellezza che mi circonda e cerco di comunicarla, ovunque ci sia bisogno”.
Io lo vedo così: a metà strada tra un amuleto porta fortuna e un alchimista dell’estetica, tutto ciò che Gianluca tocca, osserva, visita, commenta, giudica, diventa particolarmente cool. O un cult.
D’altronde, nel suo palmares appaiono nomi come Christie’s – una delle case d’aste più prestigiose al mondo – per cui ha curato una delle loro principali aste di interiors nel 2020, marchi del lusso come Tod’s, l’editor pugliese è stato nella rosa dei mentori coinvolti nel progetto digitale Tod’s Legacy. E poi la conduzione del format ‘Tea Talks’ per Ginori 1735 (sono sfogliabili su Ig e YouTube) e le collaborazioni col British Museum e col Pitt Rivers Museum di Oxford, dove siede nel CdA, solo per citarne alcuni. Luoghi e brand deputati a ispirare, custodire, produrre bellezza.
La prima educazione al bello: sua madre
Una qualità che, per tornare alla mia introduzione, ha assorbito sin dalla tenera età dalla mamma. Il racconto parte dalla sua infanzia, di fatto le radici di questa sua passione per l’estetica. Gianluca aveva otto anni quando fece il suo primo incontro con i codici dell’eleganza: “A mia madre piaceva molto la moda, l’arredamento, le gallerie d’arte e l’opera. Era una grande fan di Umberto Giordano e ci portava tutti al teatro, poi a metà dell’opera io dormivo (sorride, ndr), però l’importante era esserci”. Penso con grande tenerezza a quel bambino a cui, neanche adolescente, importava poco della trama dello Chenier, ma che fissava con ammirazione gli affreschi settecenteschi che rendono tutt’oggi irresistibile il foyer del teatro comunale di piazza Battisti. “Quella li era già formazione. E poi divoravo i giornali di arredamento”. La determinazione della persona che mi parla oltremanica nasce proprio in questo contesto socio-culturale: da un lato la crescita e le ambizioni, dall’altro la cornice in cui coltiva le sue passioni. Gianluca Longo ricorda, inevitabilmente, con me una Foggia che, all’epoca, aveva ancora da rimarginare le ferite post-belliche: la culla del folclore mediterraneo, tra enogastronomia e una ricca tradizione agricola, nei fatti era una città che, a causa dei bombardamenti, rimase a lungo ferita nell’anima e nell’immagine, perdendo non solo benessere, ma anche stile e allure architettonici affidandosi – ahinoi – a una ricostruzione inespressiva e poco estetica. “Mi ricordo che andavo alla stazione di Foggia, dove c’era l’unica edicola della città in cui potevo comprare AD e Vogue Italia e divoravo tutti questi magazine. Erano gli anni ‘80 ed io assorbivo le campagne pubblicitarie delle grandi marche in moda. Era il boom del made in Italy, da Versace ad Armani, sapevo a memoria tutti i nomi dei fotografi”.
Con chi scambiava le opinioni? “Una di quelle persone con cui chiacchieravo di più era certamente mia madre”. Look curato, ma discreto, direi regale: la piega sempre in ordine, uno sguardo accogliente, gli orecchini di perle. E il sorriso che ho ritrovato sul volto di Gianluca. Così i ritratti della signora Longo nella gallery fotografica sul profilo Instagram di suo figlio: un archivio di ricordi che celebra il passato, tra foto di famiglia e scorci dell’appartamento dell’epoca, e una collezione di scatti che testimonia l’infinita rubrica di amicizie strette negli anni.
Collaborazioni e luxury hospitality: tutte le passioni di Gianluca Longo
Ci sono designer come Manolo Blahnik, Ralph Lauren, Jade Jagger, Alessandro Michele, JW Anderson, Giorgio Armani, Christian Louboutin, Anna Molinari. Attori di Hollywood, da Sharon Stone ad Antonio Banderas, da Monica Bellucci a Charlotte Rampling, Glenn Close, Johnny Depp, poi principi e principesse, emiri e sceicchi, top model, galleriste e cantanti, imprenditrici e volti del jet set internazionale, Martina Mondadori, Ginevra Elkann, Anna dello Russo, Poppy Delevingne, Antonia Dell’Atte.
Il legame tra loro e il giornalista, che vanta anche un ruolo di Style Director della rivista ‘The World of Interiors’ è la bellezza, la ricerca, la formazione e un mondo artistico ed eclettico fatto di pattern, stampe, interviste, progetti.
Di mezzo c’è, naturalmente, anche il tempo per viaggiare: la maggior parte dei biglietti aerei è destinata al lavoro e alle collaborazioni. Il feed che scorro veloce tra le dita è un piacevole mosaico di cartoline dal lago di Como, dal Dodecaneso, da Capri e Venezia, e poi ancora da Doha, Parigi, Saint Moritz, Istanbul, Luxor. E naturalmente Londra. Città che l’ha adottato appena diciottenne e in cui ha ricreato un appartamento meltin pot, rifugio di souvenir pugliesi, tra cui gli affezionatissimi taralli, il suo peccato di gola – quando torna a Foggia fa sempre una doppia scorta – e le ceramiche di Grottaglie. Pupe e stoffe check si armonizzano senza clamore, ma d’altronde lui è il massimo esperto di layering.
Mi incuriosisce sapere che tipo di percezione hanno i suoi amici inglesi della nostra regione, che quest’anno – secondo le previsioni della recente BIT a Milano – attende un’annata da record: la genuinità, mi risponde Gianluca, cioè quel modo di essere ospitali, anche a tavola, e quella straordinaria capacità di rispettare le tradizioni. Gli inglesi hanno centrato nel segno.
L’estetica pugliese
A proposito di folklore, il mio interlocutore mi spiega che il suo eclettismo affonda, proprio, nelle contraddizioni della Puglia: il barocco delle feste, su tutte San Nicola a Bari, i carnevali di paese, tra Manfredonia e Putignano, il sacro e il profano; ma anche la concretezza di una famiglia di agricoltori (la sua), con il ritmo imposto dalla terra e dal clima. Paesaggi come la Foresta Umbra o la Baia delle Zagare, insieme all’eccesso decorativo delle celebrazioni popolari, hanno ‘costruito’ il suo sguardo: selvaggio e raffinato, istintivo ma profondamente radicato. La conversazione scivola velocemente, siamo alle battute finali: devo lasciare Gianluca Longo, che sta per cominciare una call di lavoro. “I ritmi sono abbastanza frenetici”, ma leggo solo una grande passione in questa sua confidenza.
Grounded: il significato profondo delle sue origini
Gli chiedo, ancora: Cosa ti fa dire “mi sento a casa”?
“La luce del sud, appena atterro a Foggia o a Brindisi.Lo slow pace: tutti i minuti si allungano. Sembra che hai tanto tempo per fare tutto”.
Grounded, ‘fortemente legati alle origini, alla terra’, è una parola che lui mi ripete spesso durante l’intervista.
Se dovessi raccontarti attraverso gli oggetti della tua valigia, quali sceglieresti?
“Sicuramente il mio profumo che si chiama Eau de Caron. Diventato rarissimo, è una delle cose più preziose. Poi, una immaginetta della Madonna nera di Patmos, che viene sempre con me. Naturalmente, i miei ciondoli di buona fortuna, un corno napoletano, la Madoninna di Fatima, il mio piccolo ciondolo del battesimo. E poi il libro del momento, che mi fa compagnia nelle pause”.
Moda e territorio: se la Puglia fosse l’abito di un grande designer, quale sarebbe e perché?
“Un abito che potrebbe rappresentare la Puglia potrebbe essere un abito couture, sartoriale di Versace degli anni ’80 o primi anni ’90. Con tutto il suo barocchismo: colori, stampe, di ispirazione totalmente folcloristica”.
C’è un profumo, un sapore o un suono della Puglia che ti porti sempre dentro, ovunque tu sia?
“Le campane della chiesa, di domenica, di qualsiasi posto della Puglia, quando tutto è silenzioso e si sentono solo loro”.
Gianluca, ti giuro, è l’ultima domanda.
Sei affascinato dai viaggi, dalle influenze culturali e quelle intellettuali, frequenti i nomi più influenti del luxury hospitality. Ma dentro di te, quanto di quel ragazzo partito dal Sud è rimasto uguale?
“Tutto, assolutamente tutto. Pugliese e profondamente ‘grounded’. Sono sempre stato molto orgoglioso”.

