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Il tempo della cura: il mio viaggio dentro il TEDxFoggia

Ci sono le sorelle e poi ci sono le sorelle maggiori.
Le riconosci subito: non somigliano di certo a Mary Poppins, ma – come la bambinaia più iconica del cinema – rappresentano la premura fatta gesto, avendo una maniacale propensione per tutto ciò che riguarda il ‘prendersi cura’. Delle persone, delle cose, delle parole.
Lo so, perché io sono una sorella maggiore.

Tutto è cominciato quando ero solo una bambina. Avevo sette anni e mia madre, tra una riunione last minute e un viaggio di lavoro, mi ripeteva sempre: “Prenditi cura delle tue sorelle”. Era la sua frase preferita (e forse lo è tutt’oggi), un piccolo mantra che, allora, suonava come un compito, anche abbastanza impegnativo per una ragazzina, ma che, in età adulta, è diventato un modo di stare al mondo. Prendersi cura, ho capito, infatti, poi col tempo e l’esperienza, non è solamente un gesto, ma un linguaggio. Di più, un’attitudine. È un’attenzione che non fa rumore, ma cambia le cose. Eccome se le cambia.

E forse è per questo che, sabato scorso, seduta tra le poltrone in velluto rosso del Teatro Umberto Giordano, ho sentito una particolare attrazione per quella stessa parola – cura – che era al centro della nuova edizione del TEDxFoggia.
La parola – attraverso idee, storie, esperienze e visioni di tredici voci – ha risuonato per oltre cinque ore dalla platea al loggione, fino a diventare un’eco collettiva.
Si, l’hanno intitolata ‘The Age of Care – Il Tempo della Cura’, una dichiarazione d’amore verso ciò che ci tiene umani in un tempo che scappa, che rifugge l’amore, che ci tiene in ostaggio di doveri, fretta, notifiche e di quella costante sensazione di essere sempre in ritardo su tutto.
In un tempo così, parlare di cura sembra davvero un atto rivoluzionario.

In un teatro pieno di spettatori Foggia ritrova il suo tempo della cura

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Così, in un pomeriggio di metà ottobre, con la pioggia che aveva finalmente lasciato un po’ di tregua a chi aveva voglia di uscire di casa dopo pranzo – e soprattutto una grande fortuna per chi era in fila davanti ai cancelli di piazza Battisti – è tornato in scena, dopo 5 anni di assenza, il format che diffonde “idee che cambiano tutto”.
Il teatro comunale di Foggia era pieno. C’era il pubblico, con persone arrivate dalla Lombardia e dalla Campania, c’erano i videomaker, gli assistenti alla regia, la community.
C’erano le luci soffuse in sala e un occhio di bue sul palco, un fascio al neon su un tappeto tondo rosso, una batteria e una grossa X, rosso lacca anche quella. (Se non si è capito è la sfumatura del TED).
E come nelle migliori iniziative a teatro c’era la musica alternata agli applausi. Questi erano tanti ed erano per gli speaker che sono saliti sul palcoscenico, come da tradizione per l’evento.
E sempre per quel mio essere sorella maggiore, che ti porti dietro come un tatuaggio sulla pelle, non riuscivo a non girare lo sguardo, per cogliere, con piacere, il brusio delle chiacchiere degli spettatori che avevo accanto, (tutt’altro che fastidioso, ma segno di presenza, partecipazione, condivisione!) o il fotografo che non perdeva un attimo dello show, quasi a voler catturare persino il battito stesso di quel momento. Oltre a esibizioni aeree, speech, passi di breakdance, proiezioni astronomiche, esecuzioni di handpan.
Allora, da spettatrice e narratrice insieme, ho capito che la cura, quella sera, era davvero ovunque: l’ho percepita nei gesti del pubblico, nell’entusiasmo, nelle luci, negli sguardi di chi aveva scelto di esserci.

Voci, sguardi e storie dal palco del TEDxFoggia

Insomma, qualcuno aveva deciso di prendersi cura di noi – del pubblico, di quella città, di ogni singolo istante. E quel qualcuno è stato il team di TEDxFoggia, che ancora una volta è riuscito a trasformare un evento in un’esperienza.
Sul palco si sono alternate voci diversissime, eppure connesse da un filo invisibile: la cura come rivoluzione.
Cura del talento e dello sport, come quella raccontata da Alessandra Chillemi, ballerina e atleta di breaking o cura dei sogni, come ha raccontato Erica Occhionero, ballerina aerea e Data Scientist. Cura del sapere e delle stelle, con Stefano Giovanardi, astronomo e narratore dell’universo che ci ha invitato ad amare un po’ di più la Terra.
Cura dell’inclusione, con Fosca D’Incau, o delle città, delle relazioni, della musica, delle parole, della leggerezza. E ancora, avvolti da un silenzio quasi religioso, sono stati ascoltati e apprezzati Sergio Bellotti, docente di batteria e eccezionale artista carismatico, di cui tutti abbiamo subito lo straordinario appeal on stage, Giuseppe Grezzi, esperto di mobilità sostenibile, Loris Lombardo, handpan player e compositore, Elisa Maiettini, ingegnere e ricercatrice in Software e Intelligenza Artificiale, Giorgia Malandrino, fondatrice di Geoidentity e Fellow alle Nazioni Unite (ONU), Nicolò Mirra, content creator, Simona Molinari, cantautrice pop-jazz, Teresa Niccoli, professoressa Associata, Institute of Healthy Ageing, UCL, Tommaso Scalzi, Head of Public Affairs @Specht Group Italia.
E poi lei, Arianna Porcelli Safonov, la conduttrice, che ha guidato la serata come solo chi conosce il potere delle storie sa fare: con ironia e un tocco di disarmante verità.https://www.instagram.com/p/DQEqfHXgtEi/embed/captioned/?cr=1&v=14&wp=540&rd=https%3A%2F%2Fwww.sarapacella.it&rp=%2Fil-tempo-della-cura-il-mio-viaggio-dentro-il-tedxfoggia%2F%3F_gl%3D1*opealf*_up*MQ..*_ga*NTQwOTg3MzkyLjE3NjI1MzUxNTA.*_ga_0RH6YZ0H7B*czE3NjI1MzUxNDYkbzEkZzEkdDE3NjI1MzUxNjYkajQwJGwwJGgw#%7B%22ci%22%3A1%2C%22os%22%3A1276.199999999255%2C%22ls%22%3A961.7999999970198%2C%22le%22%3A1270.199999999255%7D

Sabato sera, Foggia era bella

A un certo punto dello show ho smesso di prendere appunti sulle note del mio Iphone, con l’illuminazione dello schermo ridotta quasi allo zero. Sembravo distratta. E stavo dimenticando che anche mettersi in ascolto è un aspetto della cura. E allora, ho solo guardato attorno. Ho respirato a pieni polmoni l’entusiasmo contagioso.
Ho visto volti attenti e mani che applaudivano e ho pensato che, in fondo, questa è la forma più pura della cura: esserci.
Sabato sera, Foggia era bella. Non perché città perfetta, ma perché comunità viva, partecipe, emozionata.
E si, probabilmente, la cura comincia proprio da qui, dal tornare a sentirci comunità, dal prenderci cura delle nostre voci, dei nostri luoghi, delle nostre storie.
TEDxFoggia, ‘esperimento’ riuscito. Obiettivo raggiunto.

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