
Family man o business manager?
O tutti e due.
Non è sempre una formula facile (e scontata!) ma c’è chi come Puccio Ciletti è riuscito in quella che gli esperti chiamano ‘work life balance’, ovvero il pieno equilibrio tra le due sfere, quella privata e quella professionale.
C’è da immaginare quanta dose di coraggio l’imprenditore del gioiello abbia ‘consumato’ in questi anni, più precisamente dal 1991, da quando è al timone della gioielleria foggiana di corso Garibaldi. Casa e lavoro, famiglia e negozio. Come gestire entrambi? Come riuscire a tenersi stretti gli affetti e come non cadere nell’errore di trascurare i clienti?
Quel famoso equilibrio – che il gioielliere è stato capace di gestire – è stato un valore ereditato dai genitori, e prima ancora dai bisnonni: tutti, da Michele che nel lontano 1820 commerciava a Napoli mobili e preziosi fino a mamma Lydia.
Poi quando hai la fortuna di sposare una donna che ti affianca nell’attività e ti rassicura tra le mura domestiche, senti di aver scoperto l’ambita ‘comfort zone’. Quell’angolo dove puoi ricaricarti quando sei spento, dove poter riacquistare fiducia quando senti di averla persa.
Poi ci sono i ricordi di bambino, le storie tramandate di generazione in generazione, il talento e l’attitudine, l’amore per i tre figli, la passione per l’arte e la tradizione orafa che condivide con sua moglie Chiara: tutto fa parte di quello scrigno che racchiude solo cose belle e da dove attingere energia, coraggio e resilienza.
“Sono un uomo che ‘insegue’ la positività”, confessa. Per cui, quando è necessario, rifugiarsi in un weekend fuori porta con la sua famiglia è la soluzione alle piccole avversità della vita.
E tra le gite non manca mai una tappa a Pesaro, la città del cuore.
Oggi la gioielleria (che Puccio gestisce con la collaborazione della sorella più piccola Antonella) è un luogo per tutti familiare e, proprio grazie a questo suo talento nel recuperare i valori di un florido e felice passato, è una sorta di tempio dove poter celebrare la bellezza e la creatività, e al tempo stesso dove approfondire la ricerca per un’idea nuova e moderna di gioielleria.
Come si è raggiunto questo risultato? Durante la chiacchierata per ‘Confidenze’ è emerso tutto il suo inguaribile romanticismo (è un cancerino doc) e culto per le cose del passato: i valori, come la tenacia e la lealtà per la tradizione di famiglia; i ricordi, come l’apprendistato sotto la guida paterna.
Chi conosce bene l’imprenditore 56enne sa che da una parte è merito del bagaglio di esperienza e professionalità acquisito in giovanissima età prima dal padre (stimatissimo commerciante) e poi dalla sorella Clelia (che seguì a Pescara, dove la famiglia aveva inaugurato nell’82 una nuova prestigiosa gioielleria ma che ha lasciato nel 2006, per la scomparsa prematura della sorella).
Dall’altra, Puccio ha sempre avuto una raffinata vocazione per il mondo dei preziosi: e così, a parte il ‘fiuto’ per i nuovi designers e i maestri artigiani, la sua esperienza è cresciuta negli anni con le specializzazioni in gemmologia, diamanti e perle presso l’Istituto Gemmologico Italiano, le collaborazioni con brand e marchi di orologeria e gioielleria, le amicizie con autorevoli personalità del mondo dell’oreficeria.
A rafforzare questo suo innato aplomb (che tutti gli riconoscono, amici, familiari e clienti) le riflessioni sull’unicità della manifattura artigianale, l’interesse per l’evoluzione e i cambiamenti nel mondo del lusso, la curiosità verso le tendenze del mercato e la capacità di incrociare i gusti di una nuova e giovane clientela della gioielleria Ciletti di Foggia.

Quale strategia stai usando per combattere questa crisi?
“Oltre al nostro lavoro quotidiano in negozio, da qualche mese – grazie al supporto di mia moglie Chiara – la boutique ha avviato la vendita online, soprattutto sul nostro canale Instagram. Io inizialmente avevo delle perplessità, poi mi sono reso conto che, invece, oggi la clientela è pronta per questo tipo di attività. Insomma, noi non ci siamo mai fermati. E abbiamo cercato sempre di mantenere vivo il contatto con i nostri storici clienti”.
È vero che è aumentata la vendita degli orecchini? (si vedono nelle videocall)
“Chiaramente se ne vendono tanti, perchè è modo molto facile per adornarsi e poi è decisamente un regalo anche più semplice dell’anello che, invece, ‘racchiude’ un messaggio ben preciso”.
Le persone in questo momento hanno bisogno anche di gratificazioni e le belle emozioni sono spesso legate a un gioiello.
“Assolutamente si, abbiamo notato questa tendenza. Non potendo più ‘esibire’ un look, perché durante questo periodo viene meno, tra le altre cose, la cena al ristorante, si sente la necessità di acquistare un gioiello per sé. Naturalmente anche un oggetto semplice (in gioielleria, ad esempio, si vendono anche piccoli monili Made in Italy e gioielli prêt-à-porter, ndr) come una collana in pietra dura. Quello che è certo è che la gente ha voglia e bisogno di questo tipo di gratificazione”.
I nuovi brand hanno adottato uno stile più easy. Questo significa che è cambiata anche la clientela. Chi entra oggi più frequentemente in gioielleria?
“C’è un ritorno a delle cose più semplici, meno ‘gridate’. Noi abbiamo adesso un pubblico più giovane rispetto alla clientela più adulta, di qualche anno fa, decisamente più legata ad una gioielleria classica. Ora, i nuovi marchi – come Rue Des Mille e Ti Sento Milano – affascinano tante ragazze e tanti ragazzi. I nuovi brand hanno, infatti, puntato alla personalizzazione del gioiello che è molto discreto come design ma offre la possibilità di incidere un nome, una data, una frase che rende l’oggetto prezioso davvero emozionale”.
