Lo dico subito, senza troppi di giri di parole. Anche se quelle, le parole, sobrie, sussurrate, mai banali, non dispiacerebbero mica alla mia interlocutrice, amante com’è delle letture e delle chiacchiere, meglio se davanti a un calice di vino rosso (è uno dei suoi ‘vezzi’ gourmet!), magari pugliese, da scegliere tra un Primitivo di Manduria o un Negroamaro salentino, qui i più gettonati.
Perché è vero che lei è diventata una cittadina del mondo – una influencer da oltre 100mila follower e un’ospite fissa delle maggiori Maison che sfilano alle Settimane della Moda internazionali (a Parigi siede da Hermes e Dior, solo per citarne alcuni) – ma resta pur sempre una it girl con la medaglietta di San Nicola ‘legata’ al lobo destro. A ricordarle casa, che è dove le orecchiette fresche si preparano per strada e il sole tramonta sempre nel mare, o almeno così ci piace pensare.
Party girl senza party
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Io sono una estimatrice (leggi pure ‘fan’) di Alessandra Airò, pugliese doc. Dopo essermi persa, lo ammetto, i suoi primi passi nel mondo del digitale – quando il web non era la ‘giungla’ di adesso, conquistandosi, a suon di post originali, lo scettro di maestra di contenuti storytelling – e l’esordio online del suo blog ‘Little Snob Thing’, ho recuperato le mie lacune in tema di lifestyle quando ho aperto anch’io il mio account Instagram (finalmente!) e mi sono letteralmente persa nelle pagine del suo diario di bordo. Perché è così che concepisco il suo profilo Ig.
Non mi piace parlare di una strategia di personal branding (sarebbe corretto, ma comunque troppo superficiale per i miei gusti e estremamente riduttivo nei confronti di una delle content creator italiane più famose e apprezzate in Italia): chi sfoglia la gallery di Alessandra Airò non la lascia più. Provare per credere.
Il suo feed – un mix di immagini tra vita pubblica e scatti privati, accompagnati da didascalie pratiche e sentimentali – parla chiaro, con un linguaggio figurativo e una semiotica visiva di alto livello. A metà strada tra improvvisazione creativa e comunicazione intenzionale, la fashion influencer di padre tarantino e madre barese vince su tutte le colleghe (o aspiranti tali) per la qualità della sua scrittura. Di classe – esattamente come lei – poi arguta, ma al tempo stesso elegante, ironica ma mai pungente, fluttuante, generosa nei confronti di avverbi, parentesi e aggettivi, colorata, fresca, audace, sincera.
La stessa che ho ritrovato nelle pagine del suo primo libro, ‘Manuale pratico sentimentale di stile per sopravvivere alla moda e anche a sé stessi’, edito da Gribaudo, compendio di cose belle (dove trovarle, come abbinarle e come prendersene cura) e un delicato omaggio a sua nonna Elia Rusconi Caporusso, a cui la Airò ha sempre guardato con ammirazione. E non ha mai smesso di farlo. Inaugurando, sui social, una stagione romantica di deja vù, cimeli, souvenir e nostalgie legate a tutte le nonne d’Italia.
Ma anche alle tavole imbandite, in cui loro – le nonne – sono sempre state (e lo saranno) le indiscutibili regine e registe, alla biancheria di lino con le iniziali, alle tende delle case al mare profumate di salsedine, alle collezioni di porcellana, agli amuleti tramandati.
Alessandra Airò ha ‘costruito’ e perfezionato il suo stile negli anni della maturità professionale, quella avviata nella Capitale, poi esplosa nel quadrilatero più famoso d’Italia, tenendo sempre come riferimento le lezioni di stile apprese dalle donne della sua famiglia: un imprinting nato ancor prima dell’adolescenza, davanti allo specchio, tra spille, giri di perle, maglioni di cachemire, borse di Hermes, savoir-faire e oggetti di lusso misurato (cioè mai too much, che poi è una delle regole non scritte del bon ton).
Una guida di stile

“Costruire il proprio stile identificandosi in alcuni pezzi chiave, che costituiranno la base del vostro guardaroba, è il punto da cui partire”. Si apre così il capitolo numero uno di ‘Manuale pratico sentimentale di stile’: il primo consiglio (“non richiesto” precisa ironizzando l’influencer, ma apprezzatissimo) di una lunga serie di tips che ruotano attorno al concetto di stile e ai quali io non potrei mai più rinunciare.
Ho interpretato i 14 appassionanti episodi come le tappe di un viaggio in sella a una Vespa pastello, che scorrazza agile e consapevole tra i vizi e le virtù dello styling, i must have, ossessioni e elenchi frivoli di cose essenziali. Incurante del vento tra i capelli, perché da oggi non è più un problema: la Airò ci invita ad “aprire i cassettoni della nonna” per prendere quei foulard “profumati di cipria, separati tra di loro da un foglio di carta velina. Così ben custoditi a ricordarci che tutte le cose […] hanno bisogno di cura”.
Cura, dopo nonna e stile, è una delle parole care all’autrice pugliese: un rituale legato alla sua infanzia, a quando gli armadi non erano dei semplici ripiani porta oggetti, ma ‘casseforti’ dove riporre pochi vestiti ma buoni, (quando il mondo era ancora ignaro del fast fashion). A sua nonna Alessandra Airò deve, infatti, non solo la parte più nobile del guardaroba (considerato un vero e proprio scrigno dei ricordi), ma – scrive nel libro – “mi piace pensare, anche del mio stile”.
“Ciò che indossiamo riguarda molto meno la moda e molto più la nostra identità”.
L’esordio letterario dell’imprenditrice digitale è vincente su tutti i punti di vista: una copertina instagrammabile fuori, un manuale senza tempo dentro. Da leggere tutto d’un fiato e da riaprire nei momenti in cui lasciamo che dubbi e pianti in stile drama queen prendono il sopravvento: hai presente quelle volte in cui resti ore a fissare la cabina armadio? O quando una sessione di shopping ha lo stesso livello di ansia di un esame all’università?
Ho interpretato questo libro come un rendez-vous con quelle cose belle (che spesso ignoriamo) che ci fanno star bene: a cominciare dall’umore, dalla libertà e dalla fiducia in noi stesse. Alessandra lo mette nero su bianco “personalità è il vero must have di qualunque armadio”.
Però, e per fortuna, l’influencer non lascia a bocca asciutta le sue lettrici e dà il via alle danze, un tip tap agile e sciolto tra esperienze personali, esigenze, esercizi di stile e consigli per gli acquisti.
A cominciare dai suoi sempre: il denim, una camicia over bianca, un blazer e le slingback di Chanel e per finire con un indirizzario di stile (i luoghi del cuore di Alessandra Airò, dove spiccano anche alcuni posticini pugliesi) da imparare a memoria. Io l’ho detto.
‘Manuale pratico sentimentale di stile’ fa tappa in Puglia. Il ritorno a casa dell’influencer: Bari, la famiglia e l’odore del mare
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Dopo aver debuttato a Milano – la capitale italiana della moda è da circa sette anni la seconda casa dell’autrice pugliese, dopo un lungo soggiorno romano – e da poco reduce dalle presentazioni a Roma e Firenze, Alessandra è tornata a casa. Nel vero senso della parola.
Ad attenderla nel cuore di Bari, per la presentazione di ‘Manuale pratico sentimentale di stile’, infatti, oltre ad una attenta community super trendy, premunita del suo libro, c’era il clan Airò (la serata è stata, infatti, ribattezzata dalla stessa protagonista “un remake della seduta di laurea”). L’ho già detto che è anche molto simpatica? Prendersi in giro, analizzare le imperfezioni come parte di una bellezza vera, reale, scegliere di condire la propria vita con una buona dose di divertimento fanno di Alessandra Airò una di noi: è così che la “party girl anche senza party” si mostra sui social ed è così che viene fuori dalle pagine del suo libro.
E così si racconta al mio microfono:
Qual è la prima cosa che fa una pugliese trapiantata a Milano quando torna a casa?
“La prima cosa che faccio, oltre ad abbracciare la mamma, è una fetta di focaccia, un birrino ghiacciato e una scorpacciata di crudi”.
Nel libro scrivi che ogni vestito serve a raccontare qualcosa di noi: cosa racconta, allora, il look che indossi oggi, per la presentazione del libro a Bari?
“Non ho un look particolarmente legato all’occasione (l’influencer indossa un blazer e una gonna midi con spacco, un look total white, ndr), è vero però il fatto che la moda ha molto meno a che fare con i vestiti e molto più con le persone e la nostra personalità. Quindi, sicuramente, oggi questo abito esprime il mio desiderio di essere elegante per l’occasione: dopo Milano, Roma e Firenze presento il libro a casa, dove c’è la mia famiglia e gli amici di infanzia. Elegante, ma anche comoda: sono una fan dei blazer, delle giacche. Per me sono immancabili in queste occasioni”.
Posso chiederti se la borsa appartenuta alla nonna, la Kelly di Hermes, ha trovato spazio nel tuo armadio?
“Non ancora, non ce l’ho io. Non voglio quel tipo di responsabilità, però la custodiamo molto gelosamente perché per noi ha un grosso valore sentimentale”.
Qual è un accessorio, un gioiello che ti riporta indietro nel tempo, a casa, ti ricorda la tua famiglia?
“I gioielli sono la categoria merceologica che più mi piace. Sai, basta poco: anche una medaglietta di famiglia da portare sempre con sé, per sentirti sempre a casa. Nonna era molto affezionata alle spille, che sai è un gioiello un po’ in disuso ora, ma che per una generazione passata era immancabile, non si usciva mai senza la spilletta appuntata sul bavero di un blazer. Quindi le spille sono qualcosa che non uso, non compro, ma che noto sempre molto”.
Si avvicina la bella stagione: dov’è il buen retiro di Alessandra Airò?
“Qui in Puglia ti direi sempre casa, il lettone di casa. Se no, una bella giornata di mare sul versante tarantino, perché io sono metà barese metà tarantina e mi divido tra le due coste”.

