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Tutti pazzi per i miracoli di luce dei Fratelli Parisi

Ci sono le luminarie e poi ci sono le collezioni firmate dai Fratelli Parisi: si riconoscono dall’appeal, hanno un’anima artigianale, e da una storia autentica, che dura da sei generazioni.
Nel profondo sud della Puglia, precisamente a Taurisano, 50 km sotto Lecce, un’impresa a conduzione familiare, ma strutturata come una ‘holding’ e con un team altamente specializzato, sta scrivendo una delle pagine più belle del made in Puglia.
A quale capitolo siano arrivati oggi i gemelli Torquato e Rocco è difficile dirlo, perché risulta impossibile stare dietro ai numeri da capogiro dell’azienda, ma sappiamo con precisione quando fu scritta la prima puntata.
Era il 1876.

Le forme della luce, l’espressione dei sogni

Una volta, 146 anni fa, l’occasione bussò alle porte della puteca dell’artigiano Sabino Parisi, uomo pragmatico, certamente un visionario per quell’epoca, per affidargli l’allestimento del borgo salentino, in onore del Santo Patrono Stefano. Avrebbe dovuto vestirlo ‘a festa’: da allora, dall’input del trisavolo, i Parisi non hanno mai smesso di addobbare con chilometri di corridoi barocchi e gotici di luci e di forme verniciate di bianco e con tripudi di archi, navate e cupole in ‘3D’ a grandezza XL centinaia tra strade e piazze sparse per l’Italia e l’Europa. A gran richiesta, ad esempio, in Gran Bretagna, Svizzera, Belgio, dove, con molta probabilità, il folklore leccese, tradotto in ‘cattedrali’ colorate, viene visto come un’opportunità per riscaldare di gioia e stupore angoli dimenticati e feste troppo scontate. E così, le architetture realizzate dai Fratelli Parisi diventano ‘stanze’ e contenitori di sogni e di immaginazione.

“La nostra è una storia tutta incandescente, scritta con le mani e con la luce”.

Quel binomio di legno e lampadine, negli anni, è diventato sempre più artistico e d’autore. Contestualmente, il lavoro si è perfezionato, con il supporto della tecnologia, ma l’impronta manuale resta sempre fondamentale. Me lo racconta un emozionato Torquato Parisi, alla vigilia di quella che è la stagione per antonomasia delle luminarie: non si contano i tour in giro per lo Stivale alla ricerca del light show più suggestivo. Sono aperte le danze.

 

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Partiamo dai giorni nostri: l’ultima ‘moda’ è, praticamente, aver tolto le luminarie dalle strade. Cioè, non è più solo una questione di festa patronale, ma di design di interni.
“Era il 2013. Ho preso la valigia di ‘cartone’, ci ho messo dentro tutto quello che avevo qui e mi sono mosso alla volta della Fiera di Milano, poi direttamente in Inghilterra. Mi dicevano ‘ma dove vai a fare queste cose’. E io lo facevo comunque”.
Già, la domanda era plausibile: chi avrebbe realmente compreso quel rito solenne, sotto forma di rosoni e archi illuminati?

La magia è stata accendere l’interruttore…

Davvero: “è bastato quello per capire che queste forme erano perfette anche in un ambiente domestico. Mi ricordo di quella volta in Inghilterra, un Paese certamente più lontano dalle nostre tradizioni, quando un architetto mi disse ‘Non so a cosa mi serve, però a guardarlo mi fa stare bene’. Questa cosa mi ha caricato ancora di più e ho pensato che questa fosse la strada giusta. E sono andato avanti”.

 

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Il presente, tra tradizione e innovazione

Feste patronali, insegne e naming, wedding, attività commerciali: da quella bottega sono uscite migliaia di installazioni iridiscenti, homemade. La famiglia Parisi è una moderna crew di artisti, falegnami, elettricisti, guidata dai due fratelli salentini, “L’uno è la mente, l’altro il braccio, io senza di lui non saprei cosa fare”, mi dice con grande orgoglio il signor Torquato. Oggi, al civico 311 di Corso Umberto I a Taurisano c’è un vero e proprio centro sperimentale per menti creative.
Che tipo di mestiere è il Suo? “E’ un mestiere che si alimenta tramite l’entusiasmo della nostra clientela”. Ma cosa innesca quell’entusiasmo, a parte l’oggettiva bellezza dei pezzi delle collezioni? “Il fatto che io riesca a dare una forma alla fantasia di chi mi commissiona una luminaria”. In sintesi: i fratelli Parisi rendono tangibili sogni e immaginazione. D’altronde – mi spiega il signor Torquato – “io lavoro anche di notte, mentre dormo”, (sorride, ndr).

“La creatività è contagiosa. Trasmettila”, diceva Albert Einstein.

Colori, disegno, proporzioni, serietà, ore di lavoro. Alcune interminabili prima di vedere ‘la luce’ (è il caso di dirlo!): come quando Parisi 1876, nel 2018, fu contattata da Dior. La Maison francese ha affidato all’azienda di Taurisano la progettazione e l’installazione di una cornice inneggiante al barocco leccese in Piazza del Duomo, a Lecce, per l’evento ‘Dior Cruise 2021 Collection’. Dopo due anni di progettazione, una serie variopinta di gallerie, portali e rosoni tridimensionali accese di incanto una notte di fine luglio 2020.

 

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Poi c’è l’ingrediente speciale. Alla domanda “che competenze bisogna avere per essere un buon artigiano di luminarie?”, Torquato Parisi mi risponde così: “Passione, passione, passione”. Nel 2013 proprio questo spiccato estro innesca una nuova idea: “la festa in casa”. Per cui il maxi fiore diventa ‘mezzo fiore’, si trasferisce in salotto e, di fatto, la luminaria diventa un ricordo da portare con se. Non più da ammirare solamente in piazza.

Con la personalizzazione di interni comincia una nuova fase per le Luminarie Parisi 1876 (e certamente una lunga serie di imitazioni): “testiere letto (che rendono superflue anche le abat-jour, ndr), stelle, cactus, solo per citarne alcuni, tra le forme più richieste. Oppure semplicemente realizzare luminarie ‘su misura’ replicando, personalizzando o creando ex novo loghi e simboli di brand ed attività commerciali”.

Immagini tratte dal profilo Instagram di Luminarie Parisi 1876. In alto a destra i fratelli Torquato e Rocco Parisi.

Tutto questo non esclude, ovviamente, la richiesta di ‘gallerie’ per festival, mercatini e feste patronali: “se non c’è la luminaria di piazza non può esistere la luminaria d’arredo”. E’ quel gioco di luci e la reazione all’accensione delle speciali architetture mobili a scatenare la curiosità del turista: “lo straniero, o chi appartiene alla nostra Puglia ma vive lontano, sente il bisogno di portarsi dietro un pezzo di questa terra”.
La filosofia del brand leccese si concentra, tra l’altro, proprio in questo concetto: l’artigianato si vede, si tocca e, soprattutto, si costruisce insieme. Di qui la scelta di rinunciare a uno shop online per invitare la clientela a visitare lo showroom di persona.

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